La disfagia

Come gestire la disfagia

Il trattamento e la cura della disfagia si concentrano su:

Consistenza cibi
  • modifiche della postura assunta dal paziente durante il pasto 
  • sulla modifica della consistenza dei cibi,

che deve tenere conto del livello di gravità della disfagia. Ad esempio, l'utilizzo di polveri addensanti permette di modificare la consistenza dei liquidi e ottenere bocconi omogenei, adatti al paziente. In generale, tanto più i cibi offerti al paziente disfagico sono morbidi e omogenei, tanto più risultano essere per lui di facile gestione al momento di essere ingeriti.

Quando la disfagia è dovuta all’indebolimento dei muscoli facciali e del collo coinvolti nel processo di deglutizione, possono essere utili alcuni esercizi specifici. Servono per rafforzare tali muscoli e migliorarne anche la coordinazione. Questo tipo di esercizi permette l’acquisizione di un maggior controllo motorio, oltre che di una maggiore efficienza del lavoro muscolare, favorendo così sia la masticazione sia la deglutizione.

Inoltre, un supporto nutrizionale può rendersi necessario per sostenere un adeguato apporto nutritivo e calorico, per evitare la malnutrizione e, soprattutto, per scongiurare l'eccessivo calo ponderale. Solo nei casi più gravi diventano necessari interventi medici o chirurgici, come l’utilizzo di sonde gastriche per nutrizione.

Nutrizione

MODIFICHE DELLA POSTURA

La disfagia può essere gestita grazie ad alcuni accorgimenti pratici relativi alla posizione durante i pasti:

  • Il soggetto disfagico deve mangiare seduto, con la schiena dritta, gli avambracci ben appoggiati al tavolo (oppure a un altro sostegno) e i piedi ben posizionati a terra.
  • Se il soggetto non può sedersi a un tavolo (come nei pazienti allettati), è importante sollevare quanto più possibile il tronco e sorreggere la testa (anche attraverso l’utilizzo di appositi sostegni).
  • Se il soggetto viene aiutato a mangiare da altre persone, queste dovranno posizionarsi di fronte a lui e alla stessa altezza, in modo da fargli assumere posizioni del capo tali da favorire la deglutizione.
  • Può essere utile, durante la deglutizione, far rientrare il mento avvicinandolo quanto più possibile al collo, senza piegare il capo in basso, in modo da evitare che cibi e liquidi ingeriti entrino nella trachea.
  • Inoltre, può essere utile far provare a far deglutire il soggetto facendogli assumere diverse posizioni del capo (ad esempio in avanti, flesso lateralmente o ruotato di lato) per aiutare la discesa del cibo.

Come gestire l’alimentazione in caso di disfagia

Il percorso di “rieducazione” alimentare nel paziente disfagico è definito svezzamento. Si tratta di un processo la cui durata dipende dalle condizioni del soggetto, in relazione alle sue capacità di masticazione e deglutizione. Consiste di varie fasi, al termine del quale, il cibo solido può essere reinserito, ma con una consistenza morbida e omogenea. Il cibo liquido, invece, è più difficile da reinserire nella dieta del paziente.

Le fasi della rieducazione nel paziente disfagico:

  1. si inizia con una dieta purea
  2. si prosegue con una dieta tritata
  3. si continua con una dieta sminuzzata
  4. si arriva a una dieta normale modificata
  5. si reinserisce il cibo solido-morbido
Rieducazione paziente

Accorgimenti da attuare durante i pasti:

  • consumare o somministrare piccoli bocconi
  • attendere che il boccone precedente sia stato deglutito, prima di prepararne un altro 
  • preferire cibi semiliquidi o semisolidi, in base alle cause della disfagia 
  • consumare il pasto in un ambiente confortevole e tranquillo 
  • scegliere cibi a temperature diverse da quella corporea

Cibi da evitare

  • Alimenti a doppia consistenza (come ad esempio minestrone con pezzi di verdura, pasta in brodo, yogurt con frutta a pezzi, gelato con scaglie di cioccolato, etc.).
  • Alimenti filanti (come formaggi cotti, oppure filanti tipo mozzarella, gomme da masticare etc.).
  • Alimenti solidi di difficile gestione (come caramelle, confetti, riso, legumi, carne filacciosa etc.).
  • Cibi “appiccicosi” che possono attaccarsi al palato (come gli gnocchi).
  • Alcolici (che infiammano le mucose buccali ed esofagee).
  • Alimenti friabili che si sbriciolano in bocca (come pane, crackers e grissini).

Nella sezione Nutrizione potete trovare tutti gli approfondimenti del caso riguardo a come gestire il momento del pasto nei soggetti disfagici, tenendo conto che alcuni accorgimenti vanno modulati anche in base alla gravità della problematica stessa. Per questo motivo, è sempre importante rivolgersi al medico.

Fonti: 

  • Il paziente disfagico: manuale per familiari e caregiver (Istituto Superiore di Sanità) 
  • Raccomandazioni Nutrizionali in tema di disfagia (ADI - Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) 
  • Dysphagia (NIDCD – National Institute of Deafness and Other Communication Disorders) - NIH Publication No. 13-4307 October 2010
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